Continua senza tregua lo sciame sismico in Emilia Romagna che ha causato già molte vittime e centinaia di crolli. Il forte terremoto di questa mattina è stato avvertito in moltissime città del Nord. Ora l’apprensione contagia anche il Sud e in particolare la Sicilia terra da sempre ad alto rischio sismico.

BlogSicilia ha sentito il parere di Domenico Patanè, dirigente di ricerca e Direttore della Sezione di Catania dell’Ingv. “L’attività sismica che sta investendo l’Emilia e in particolare la città di Modena -ha dichiarato il dirigente- è localizzata ed è legata ad un meccanismo di compressione. Non c’è un collegamento con la nostra isola anche se è noto a tutti che il Sud e in particolare la Sicilia e la Calabria sono zone ad alto rischio, per cui un fenomeno di una certa energia potrebbe svilupparsi in qualsiasi momento”.

Il direttore dell’Ingv di Catania è scettico sulla previdibilità di questi nefasti accadimenti: “Gli studi sulle previsioni sono ancora sperimentali. Il terremoto in Emilia era stato previsto dal professore Panza, ma da marzo a ottobre, un periodo di tempo troppo ampio che rende impossibile una eventuale evacuazione anticipata”.

Lo studioso dà la sua ricetta per ridurre le conseguenze negative dei terremoti: “Invece di cercare di prevederli, da molto tempo sostengo che le amministrazioni locali e il governo dovrebbero adottare una politica per cercare di rinforzare il nostro patrimonio edilizio che al momento è molto carente. Non dobbiamo perdere la memoria e dimenticarci i fatti accaduti a L’Aquila. La ricostruzione che è stata fatta nel capoluogo abruzzese non basta. In tutte le aree a rischio, Sicilia compresa, dovrebbe esserci un intervento per risanare il nostro fragile patrimonio edilizio. In più -conclude- si innescherebbe un meccanismo che potrebbe portare alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro”.