Mentre la terra continua a tremare in Emilia non si placa l’allerta sisma in Sicilia in particolare per la numerosa presenza di stabilimenti chimici e rigassificatori nell’isola.

Sono circa 70 le strutture  che potrebbero causare effetti devastanti in caso di terremoti, maremoti o di altra calamità naturale. Diciassette solo nel Siracusano, tra raffinerie e centrali termoelettriche, una decina nel Catanese. Per loro la legge non prevede nessuna normativa antisismica specifica.

Blogsicilia ha affrontato l’argomento con l’ingegnere, Carlo Martelli, direttore del centro di ricerche Enea: “Da sempre sosteniamo che la situazione in Sicilia non è sicura in particolare per la presenza di numerosi stabilimenti. La bolla è scoppiata dopo il terremoto di Fukushima, certo noi non abbiamo centrali nucleari, ma stabilimenti altrettanto pericolosi. Nel settembre 2011 abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare, ma nessun ministro si è mai interessato “.

Secondo l’ingegnere il problema è molto sottovalutato: “Non c’è una normativa antisismica specifica in questi impianti, ma la cosa ancora più grave è quella che non conosciamo neanche lo stato di vulnerabilità di queste strutture. Finora i controlli sono stati effettuati solo dal Ctr (Comitato tecnico regionale) che ha rilevato delle criticità nella raffineria di Milazzo ed ora i dirigenti dovranno presentare un dettagliato cronoprogramma per l’esecuzione di alcuni lavori. Ma questo non basta,  se il Ministero Dell’Interno non si attiva neanche la Protezione Civile saprà come agire in caso di calamità naturale”.

Il sismologo sostiene che “in queste situazioni di incertezza si rischia il disastro ambientale. In Turchia un terremoto nel 99′ ha distrutto tutto e gli incendi si sono propagati velocemente scatenando letali nubi tossiche. La cosa potrebbe verificarsi anche in Sicilia. Lo stabilimento di Priolo negli anni 90′ a stento ha retto al sisma di Augusta che non è stato di forte entità, figuriamoci cosa potrebbe accadere in caso di una forte scossa”.

Martelli ha la soluzione per ridurre i rischi si un eventuale sisma: “Le tecnologie per prevenire questi disastri ci sono, non capisco perché non devono essere messe a disposizione della società. La paura delle persone non deve trasformarsi in allarmismo -conclude- ma deve servire per far attivare le istituzioni ad attuare una politica di   prevenzione e ricostruzione”.