16 gennaio 2011 - Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 una scossa di magnitudo 6.4 fece tremare la terra sotto ai piedi di migliaia di siciliana. Trecentosettanta di loro morirono, vittime de “Il Terremoto del Belice“, così come lo chiama la Storia.
43 anni dopo, oggi è il giorno del ricordo, della commemorazione. Ma non ci saranno cerimonie ufficiali. Lo hanno deciso i sindaci dei paesi colpiti dal sisma per protestare contro i ritardi nella ricostruzione delle zone colpite del terremoto.
Una polemica che è stata affrontata da Giulio Ambrosetti sul primo numero de Il Sud – Il mezzogiorno al centro, in edicola questo mese.
Nel suo articolo: “Belìce, la storia capovolta”, il giornalista si chiede: “A Nord si ricostruisce prima e meglio che a Sud? La polemica è ancora viva. L’esperienza del terremoto del 1968 dimostra che molti pregiudizi nei confronti dei meridionali non sono giustificati. E che lo Stato è un modello. Basta leggere le testimonianze di chi ha vissuto quei tempi: Vito Bellafiore e Ludovico Corrao“.
Nelle quattro pagine dedicate al Belìce (l’accento non è un caso), Ambrosetti passa in rassegna la storia delle tante polemiche, completa di date e numeri significativi. Spazio anche agli approfondimenti più contemporanei, come “L’Italia frana, ma il Sud rischia di più”, scritto da Antonella Folgheretti, dove si legge che “La Siclia è l’ultima regione nella graduatoria della prevezione”.
Per approfondire l’argomento, dunque, vi rimandiamo a Il Sud, a pagina 25.
Foto di Enrico Zuppi (internet)
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