Il mondo degli automobilisti ha deciso di ribellarsi. La colpa è tutta del caro carburanti che sta letteralmente facendo impazzire i cittadini e svuotando le tasche di tutti gli italiani. E allora ecco la contromossa,  il 6 giugno andrà in scena il primo sciopero nazionale della benzina. A dare la scossa è l’Automobile club d’Italia. La protesta riguarderà il caro carburanti e il neo presidente, Angelo Sticchi Damiani, non si è limitato a stigmatizzare l’esagerato ricorso alle accise che, unito all’aumento dell’Iva e alle fluttuazioni dei mercati, ha portato recentemente il prezzo della benzina attorno ai 2 euro il litro.

Questa volta la protesta andrà oltre le semplici enunciazioni. L’invito dell’Aci è, dunque, quello di non rifornirsi di benzina e diesel per l’intera giornata. Se buona parte degli automobilisti lo facesse, lo Stato subirebbe un contraccolpo non indifferente, venendo a mancare un introito con tanti zeri. L’iniziativa, che vedrà la mobilitazione di tutte le sedi regionali ha già ricevuto numerose adesioni, come quella di Federauto, l’associazione dei concessionari guidata da Filippo Pavan Bernacchi, e del Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazione consumatori.

L’Aci spiega l’iniziativa ricordando come i prezzi siano saliti, in un anno, di oltre il 20% e del 96,3% tra il 1990 e il 2010. E, più nel dettaglio, sottolinea «l’insostenibilità economica e sociale dell’attuale pressione fiscale sui veicoli che ha scatenato una raffica di aumenti».

«Una famiglia – afferma Sticchi Damiani – spenderà nel 2012, per l’auto, 1.680 euro in carburante, ai quali vanno aggiunti 715 euro per l’assicurazione, 270 per la manutenzione, 220 per parcheggi e garage, 190 per pedaggi, 120 per le multe e un insieme di altri costi per un totale di oltre 3.500 euro, a fronte dei 3.278 euro del 2011». Il salasso continuo ha contribuito a mettere in ginocchio il settore già alle prese con le conseguenze della crisi economica e gli effetti della recessione. «Ragion per cui – continua il presidente dell’Aci – questi rincari non hanno portato vantaggi al governo: i consumi sono ulteriormente diminuiti e tanti concessionari sono a rischio di chiusura. La nostra vuole essere una protesta garbata, ma incisiva».