Famiglie  italiane più povere rispetto a 20 anni fa con un potere  di acquisto pro capite in calo e inferiore del 4% rispetto al 1992. E’ la fotografia che emerge dal Rapporto annuale 2012 dell’Istat. “Complessivamente – si sottolinea – dall’inizio della  recente crisi economica, cioè dal 2008, le famiglie hanno visto crescere del 2,1% il reddito disponibile in valori correnti, cui è corrisposta una riduzione del potere di  acquisto, cioè in termini reali, di circa il 5%. Se poi si considera la dinamica crescente della popolazione residente, nel 2011 il potere di acquisto delle famiglie per abitante e’ del 4% inferiore a quello del 1992, mentre, in termini reali, il consumo di beni e servizi per abitante e’ del 12% più alto del livello rilevato nel 1992. Nel corso degli ultimi quattro anni il potere di acquisto pro capite ha perso circa il 7%, mentre la quantità di beni e servizi sono diminuite del 3%”.

11% FAMIGLIE SONO POVERE, AL SUD UNA SU 4 -Resta ampio il divario territoriale: al Nord l’incidenza della povertà e’ al 4,9 per cento, sale al 23 per cento al Sud. Particolarmente grave risulta la condizione delle famiglie residenti in Basilicata, Sicilia e Calabria, dove nel 2010 il fenomeno riguarda più di una famiglia su quattro. E’ inoltre peggiorata la condizione delle famiglie più numerose. Nel 2010 risulta in condizione di povertà relativa il 29,9 per cento delle famiglie con cinque e più componenti (più sette punti percentuali rispetto al 1997). Nelle famiglie con almeno un minore l’incidenza della povertà è del 15,9 per cento. Complessivamente sono un milione 876mila i minori che vivono in famiglie relativamente povere (il 18,2 per cento del totale); quasi il 70 per cento risiede nel Mezzogiorno.

SALARI REALI FERMI IN 20 ANNI, GIU’ POTERE ACQUISTO – I salari reali sono rimasti al palo in Italia negli ultimi 20 anni. “Tra il 1993 e il 2011 – spiega l’Istat – le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l’anno”. Negli ultimi due decenni, evidenzia il rapporto, “la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito disponibile, determinando una progressiva riduzione della capacità di risparmio. Complessivamente dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1 per cento in valori correnti, ma il potere d’acquisto (cioè il reddito in termini reali) è sceso di circa il 5 per cento.

1,8 MLN GLI SCORAGGIATI CHE NON CERCANO LAVORO - Sono più di un milione e 800.000, in Italia, gli “scoraggiati” ossia coloro che pur non avendo un lavoro non lo cercano perchè pensano di non trovarlo.

PRECARI AL TOP DAL ’93, OLTRE 35% TRA 18 E 29 ANNI – Nel 2011 l’incidenza dei precari sul complesso del lavoro subordinato e’ al top dal 1993. “Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine – sottolinea l’Istat – sono cresciuti del 48,4 per cento (+751 mila unità) a fronte del +13,8 per cento registrato per l’occupazione dipendente complessiva. Nel 2011 l’incidenza del lavoro temporaneo sul complesso del lavoro subordinato e’ pari al 13,4 per cento, il valore più elevato dal 1993; supera il 35 per cento (quasi il doppio del 1993) fra i 18-29enni”.

UN GIOVANE SU 5 ‘NEET’ NON STUDIA NE’ LAVORA, 1 SU 3 A SUD – In Italia più di un giovane su 5 dai 15 ai 29 anni non studia ne’ lavora: i cosiddetti Neet sono 2,1 milioni (22,1 per cento). La quota dei Neet nel 2011 è più alta nel Mezzogiorno, 31,9 per cento, un valore quasi doppio di quello del Centro-nord, con punte massime in Sicilia (35,7 per cento) e in Campania (35,2%). La cifra italiana è sensibilmente superiore alla media europea (15,3%) e molto simile a quella della Spagna, che con il 20,4% si piazza al quint’ultimo posto dei Ventisette.