260 solo in provincia di Agrigento

In Sicilia 574 reati contro l'ambiente

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28 ottobre 2010 -  Il quadro che emerge dalla relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti è a dir poco catastrofico.

I procedimenti di reato contro l’ambiente, presentati ai tribunali della Sicilia sono 574. Ben 174 ad Agrigento, 108 a Marsala, 94 a Sciacca, 86 a Palermo, 68 a Trapani, 44 a Termini Imerese.

Una classifica che non fa onore alla Sicilia, e alla provincia di Agrigento che, fra il capoluogo e Sciacca vede ben 260 procedimenti per reati ambientali.


Dalle oltre 400 pagine dell’inchiesta emerge un quadro incredibile. A guidare la classifica è Palermo, dal 16 gennaio 2009 dichiarata in stato di emergenza.

Dalle indagini, dirette dal procuratore della repubblica di Palermo, Francesco Messineo, è chiaro che ad avere il monopolio dei veleni sono le cosche di Cosa nostra, in associazione con la ‘ndrangheta. La Sicilia, poi, non possiede un impianto autorizzato allo smaltimento.

Il procuratore generale presso la corte d’appello di Palermo, Luigi Croce, durante l’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta ha spiegato le strategie utilizzate dalle holding mafiose: “Le cosche non sono interessate a vincere le gare d’appalto. Sono interessate, invece, a presentarsi il giorno dopo per gestire il succo dell’appalto”.

Una situazione pronta a esplodere in qualsiasi momento, se non cambierà la gestione del ciclo dei rifiuti. Il punto da cui partire, individuato dalla commissione d’inchiesta, è la legge regionale n. 9, dell’ 8 aprile 2010, che riguarda la gestione integrata e la bonifica dei siti inquinati.

Nella relazione si legge: “Un atto di indirizzo programmatico, ma che non contiene il tanto atteso piano regionale di gestione dei rifiuti, che la Regione è tenuta ad adottare in un momento successivo, una volta sentita la Conferenza permanente regione-autonomie locali, come previsto dalla legge”.

Pochi giorni fa, il nuovo assessore all’energia del quarto governo Lombardo, Pier Carmelo Russo, nel corso della Terza conferenza nazionale sul Mezzogiorno, organizzato dalla Fillea Cgil, ha detto: “Quando qualche impresa si struscia non deve avere accesso al sistema degli appalti pubblici. In queste condizioni, o si è con lo Stato o si è contro lo Stato”.

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