Studenti, braccianti, operai, pescatori, autotrasportatori, piccoli imprenditori edili, commercianti, disoccupati: il popolo della protesta dei forconi protagonista ieri sera a Servizio pubblico, la trasmissione di Michele Santoro.

Dagli schermi televisivi, gli indignados di Sicilia hanno illustrato ragioni e richieste. Hanno spiegato ansie e preoccupazioni che tormentano sempre più siciliani. Come Viviana, studentessa, da poco maggiorenne: “Per la prima volta ho paura per il futuro. Per questo sono qua e non a scuola. Potrei essere tra i banchi. Ma che studio a fare vista la drammatica situazione che stiamo vivendo oggi in Sicilia? Per questo protesto oggi. Per il presente. Solo così potrò avere un domani”.

Una testimonianza che più di tutte racchiude forse il significato di una protesta che con il passare della ore ha assunto toni decisi e agguerriti, ma che tranne due episodi si sta svolgendo in maniera civile e pacifica.

Una protesta che se da un lato ha paralizzato l’Isola dall’altro forse ha cancellato stereotipi e luoghi comuni, proiettando al di là dello Stretto un’immagine nuova della Trinacria. Non più rassegnata e fatalista, ma determinata a voltare pagina, vogliosa di cambiamento.

“Non siamo qualunquisti, ma vogliamo svegliare questa Terra” dice uno dei manifestanti ai microfoni di Santoro. Un obiettivo forse raggiunto alla luce delle migliaia e migliaia di persone che animano i 190 presìdi sorti uno dopo l’altro in ogni parte dell’Isola.

Ansia di cambiamento che inizia a fare proseliti anche in altre regioni del Sud e attira simpatie e consensi anche oltre la linea gotica. Il movimento dei forconi è nato ed è pronto ad entrare in azione anche in Calabria, Puglia e Lazio. Su facebook la protesta dei siciliani viene incoraggiata e c’è, come emerge dai tanti messaggi postati sulle pagine del social network , chi persino  coltiva la speranza che non muoia e che anzi contagi l’intera penisola.

Dopo la fumata nera arrivata dal vertice con il governatore Lombardo, che ha chiesto un incontro a Monti, gli autotrasportatori hanno annunciato al termine dell’assemblea di Forza d’urto che quella di oggi sarà la giornata conclusiva della loro protesta. I contadini e i pescatori invece hanno deciso di andare avanti a oltranza con i blocchi, anche se promettono di allentare la pressione per non creare ulteriori disagi ai siciliani. Al loro fianco ci saranno anche gli studenti delle scuole superiori che oggi daranno vita a cortei nelle principali città.

La protesta dunque anche se con metodi di lotta più morbidi sembra destinata a continuare. A dispetto anche delle roventi polemiche di ieri tra il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello e i manifestanti. Il numero uno degli industriali, pur condividendo le ragioni della protesta, ha denunciato la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata tra autotrasportatori e agricoltori e oggi presenterà «nelle sedi opportune» delle denunce in cui si ventila la presenza della mafia in alcuni dei blocchi stradali.

Parole accolte con “sdegno” dai Forconi che hanno invitato Lo Bello a fare i nomi e a denunciarli alla magistratura. All’allarme di Confindustria si è aggiunto anche quello del procuratore di Palermo Francesco Messineo.  “La situazione siciliana desta molta preoccupazione” ha detto il sottosegretario ai Trasporti, Guido Improta, rispondendo alla Camera a un’interpellanza urgente sugli autotrasportatori.

La protesta siciliana, al di là di quel che sarà o potrà essere, sta avendo pesanti ripercussioni in tutta l’Isola che arriva stremata al quinto giorno di blocchi. La benzina è introvabile. Gli scaffali dei supermercati sono semivuoti. Il mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande d’Italia, è chiuso da due giorni.

Alla mezzanotte di oggi, i tir torneranno a circolare e lentamente la situazione  dovrebbe tornare alla normalità. I contadini e i pescatori andranno avanti con i blocchi nei porti, nelle autostrade, nelle Statali e nelle raffinerie “fino a quando – spiegano – la nostra classe politica non dimostrerà che affronterà e risolvere i nostri problemi”.

E’ proprio quello che voleva sentire Viviana. Che vuole credere  ancora che il domani le apparterrà.