la trattativa
Fusione Wind jet-Alitalia,
accordo vicino: oggi la firma?
L’accordo tra Alitalia e Windjet è vicino. La firma che scongiurerebbe il crac della compagnia low cost catanese dovrebbe arrivare nelle prossime ore. In tempo utile per evitare la deadline fissata per oggi dall’Enac che in mancanza della fumata bianca è pronta a revocare la licenza di volo al vettore siciliano, ormai a corto di liquidità e carico di debiti, in particolare nei confronti di fornitori e gestori aeroportuali e del traffico aereo. Per chiudere la complessa e travagliata trattativa, avviata a inizio 2012 e sancita dal contratto di vendita del 13 aprile, poi rimesso in discussione dal sì condizionato dell’Antitrust, occorre che Antonino Pulvirenti, fondatore e patron di Wind jet, consegni alla compagnia di Roberto Colaninno le garanzie immobiliari (gli alberghi a cinque stelle di Taormina) a copertura dei debiti contratti negli ultimi mesi dal vettore low cost.
Che l’accordo sia ormai prossimo lo conferma il fatto che la situazione fra le due aviolinee “è fluida”, fanno sapere da Alitalia, che ha sempre ammesso di voler chiudere l’operazione. Tanto che ieri il Comitato esecutivo ha dato il via libera all’amministratore delegato Andrea Ragnetti per finalizzare il contratto con Windjet, ma a una condizione ben precisa: la firma apposta solo dopo che Pulvirenti avrà presentato le garanzie che ancora mancano.
La vicenda Wind jet sta tenendo da giorni con il fiato sospeso migliaia di passeggeri, che hanno dovuto fare i conti con cancellazioni, forti ritardi e riprogrammazione dei voli. Il dietro front di Alitalia dopo le prescrizione dell’Antitrust hanno condizionato in maniera considerevole l’attività della Wind jet, che alla luce dell’accordo ha messo in mobilità i 504 dipendenti e ridotto la flotta da 12 a 5 airbus, continuando oltretutto a staccare biglietti, su precisa richiesta della compagnia di bandiera.
Come detto, l’acquisizione era stata rimessa in discussione dal sì condizionato dell’Antitrust che ha imposto ad Alitalia la rinuncia a tre slot (fasce orarie di decollo e atterraggio), due sulla Catania-Milano e una sulla Palermo-Milano). Rinunciando a questi collegamenti, particolarmente remunerativi, Alitalia avrebbe subito una perdita di due milioni e mezzo, ovvero 500 mila euro in più rispetto a quanto previsto del contratto. Da qui la rottura della trattativa, riavviata giovedì scorso, e la successiva revisione delle relative parti contrattuali, che ha richiesto un serrato confronto tra i legali delle due società, portato avanti sempre sul filo del rasoio e con l’ultimatum dell’Enac a segnare la linea di non ritorno. Che a meno di clamorose sorprese non sarà superata, così come si aspettano le migliaia di viaggiatori che hanno in tasca un biglietto del low cost catanese, i 504 dipendenti di cui 300 lavoratori dell’indotto, e i siciliani che confidano di poter continuare a volare in Continente a tariffe accessibili.



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