Come già anticipato stanotte su BlogSicilia, è stato emesso un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa  nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione siciliana con delega all’Economia Michele Cimino.

Il politico è stato chiamato in causa dal pentito agrigentino Maurizio Di Gati. Cimino, che respinge ogni addebito, sarà interrogato dai pm Fernando Asaro e Sara Micucci.

Il suo nome era emerso dalle carte dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Palermo che ha portato ieri all’arresto di cinque persone tra cui il sindaco di Castrofilippo Salvatore Ippolito per associazione mafiosa.

La vicenda, ricordiamo, è relativa ad alcuni finanziamenti per costruzione di un centro artigianale nella zona industriale di Castrofilippo.

“Si dovevano fare dei lavori nel periodo in cui ero latitante, quindi diciamo tra il 2002 e il 2003; dei lavori”, ha spiegato Di Gati al magistrato, “per un centro artigianale, con i capannoni per una specie di piccola Zona industriale a Castrofilippo. Era un finanziamento che il sindaco ha fatto arrivare tramite accordi politici dell’onorevole Cimino. Però il lavoro era consegnato e lo doveva fare Palilla, però non so se è uscito a nome proprio diretto a lui. Ma so che il lavoro l’ha fatto Palilla che è un imprenditore vicino”.

“Che vuol dire”, ha chiesto il magistrato, “che il finanziamento arrivò grazie all’onorevole Cimino?”

“In base al sistema”, ha risposto Di Gati, “faceva arrivare i finanziamenti, gli si paga una tangente su chi vince il lavoro e perché chi fa arrivare i finanziamenti. Come faceva Lo Giudice che faceva arrivare dei finanziamenti dove aveva persone vicine a lui. Cimino faceva arrivare i finanziamenti sapendo che il sindaco poi favorisce le imprese che lui gli dice di far vincere“.

Il pm ha poi domandato: “In cambio di tangenti?”. E Di Gati ha risposto: “Sì, hanno pagato e pagano sempre il 3 per cento“. Di Gati, infine, ha raccontato che “a Ippolito gli davo un 80 mila euro e in più c’era la parcella che toccava all’onorevole”.