Fumata bianca a Roma dove giovedì mattina il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero ha incontrato l’assessore regionale al lavoro Giuseppe Spampinato“Nessuna regione sarà lasciata da sola  – ha detto il ministro –  verranno garantite tutte le somme richieste dalle Regioni”.

“Noi della Fisascat – dichiara Mimma Calabrò - abbiamo chiesto anche il potenziamento degli uffici preposti agli adempimenti buracratici che servirà per addivenire all’erogazione delle indennità”.

Dunque una buona notizia, almeno per il momento giunge dalla Capitale. Intanto giovedì scorso in centinaia si sono riversati a piazza Indipendenza  a Palermo per dire no allo stop della cassa integrazione in deroga.  Le sigle sindacali Cgil Cisl e Uil regionali, infatti, insieme ai lavoratori della Keller, ex stabilimento Fiat, Fiom, Scuola e Formazione sono scesi in piazza per chiedere al governo regionale l’eogazione dei fondi stabiliti dal governo nazionale sugli ammortizzatori sociali.

In Sicilia sono circa 20 mila i lavoratori che tra la fine del 2011 e il 2012 hanno chiesto l’aiuto degli ammortizzatori sociali. Oggi, invece si scopre, come dichiarato dai sindacati, che il fabbisogno del solo territorio di Palermo viene calcolato in circa 86 milioni di euro, ma  le esigenze che la Sicilia ha sono di circa 200 milioni di euro.  In pratica le risorse disponibili del Governo nazionale sono inferiori rispetto a quelle effettive della Sicilia, ovvero circa 25 milioni di euro contro gli almeno 200 di cui l’Isola ha bisogno. Una vera e propria emergenza sociale quella siciliana che rischia di innescare una bomba a orologeria senza precedenti: “Chiediamo la continuazione dell’erogazione della cassa integrazione – dichiara a BlogSicilia Milleli Gaetana, lavoratrice del Riesi  Maglieria (CL) – non abbiamo più soldi, non possiamo pagare le tasse, i mutui. Noi del Polo tessile di Riesi non percepiamo più lo stipendio da sette mesi”.

“Il Polo tessile di Riesi era un sogno realizzato in Sicilia. In un area a basso livello occupazionale, questo polo occupava 340 operai di cui 240 donne, quindi una grande opportunità per l’inserinmento lavorativo delle donne. Oggi invece siamo tutti senza lavoro e per questo chiediamo il nostro diritto agli ammortizzatori in deroga”.

Presenti alla manifestazione i segretari regionali e provinciali delle sigle sidacali Cgil, Cisl e Uil: “E’ una condizione già annunciata da tempo -  dichiara Mariella Maggio, segretario regionale Cgil Sicilia -. Noi come sindacati avevamo posto questo problema a fronte l’aumento delle richieste. A questa situazione non è corrisposta una reazione da parte della politica di rivendicazione da parte del ministero. Oggi siamo qui per dire ancora una volta al governo regionale che si faccia parte autorevole, se almeno gli è rimasta una briciola di autorevolezza, per chiedere l’apertura di un tavolo e rivendicare per i lavoratori siciliani quanto gli spetta. I milioni che mancano all’appello sono circa 240 ma di giorno in giorno avremo bisogno di molto di più. Attendiamo la convocazione di Lombardo”.

Lo stop della cassa integrazione in deroga è una vera e propria emergenza sociale. Le difficoltà sono molte e l’obiettivo è quello di smuovere la politica per far fronte ad una situazione drammatica: “A Catania – riferisce  Pippo Foreste, segretario provinciale Cisl Catania –  al danno si aggiunge anche la beffa. Abbiamo avuto fino ad oggi soltano 25 decretazioni a fronte di oltre 600 domande di accordo presentate presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro. L’ufficio ha fermato tutto, adesso stanno facendo nuovi accordi ma ci sono poche speranze, siamo nel dramma. Tutto questo potrebbe trasformare la provincia di Catania e l’intera Sicilia in una Caporetto del lavoro”.

Il problema della mancata erogazione degli ammortizzatori sociali colpisce anche il settore della formazione, dove rispetto ad altri ambiti lavorativi, la cassa integrazione in deroga è complementare rispetto al Fondo di garanzia, legge regionale 10-11: “Noi siamo in sospezione da febbraio – dichiara Mategna Rosalia, docente IAL -. Ancora non sono stati sbloccati i tavoli di concertazione. Alcuni enti hanno preso la cassa integrazione, ma noi da febbraio non prendiamo un euro. È nececcasio partire al più presto con l’Avviso 20. L’Europa ci ha mandato 260 milioni di euro che ad oggi sono fermi, il dirigente generale del dipartimento formazione, il dottor Albert prende 250 mila euro all’anno. Questi soldi tutti per una persona per mettere in ginocchio un settore di 8mila persone”.