Un fenomeno chiamato… Lady GaGa
Il panorama musicale del 2009 vede una protagonista assoluta e indiscussa, Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, giovane e audace cantautrice statunitense di origini italiane.
Nata a New York da genitori palermitani, l’artista ha iniziato a studiare pianoforte all’età di quattro anni e, grazie anche alle condizioni agiate della famiglia, ha studiato prima presso la scuola cattolica Convent of the Sacred Heart School e, a soli diciassette anni, è riuscita ad ottenere l’ammissione anticipata alla Tisch School of the Arts presso la New York University, su un numero totale di venti ammessi.
Pur avendo la possibilità di restare a carico di mamma e papà, la giovane artista ha presto deciso di dare una svolta alla propria vita e rendersi indipendente, ragion per cui, per mantenersi e proseguire gli studi, le sue prime esibizioni si svolgono principalmente in alcuni club dove lavora come spogliarellista e cameriera.
Tale scelta non viene vista di buon occhio dal padre, un imprenditore italoamericano, il quale dissente sugli spettacoli della figlia in un bar burlesque e su altri numeri a fianco di spogliarellisti e drag queen.
Dopo alcuni contratti firmati senza risultati significativi, viene scoperta dal discografico Vincent Herbert che la fa adottare dalla Interscope Records, dove riesce a farsi strada grazie alle sue straordinarie doti vocali e di cantautrice.
È così che l’ancora non famosa Lady Gaga comincia a scrivere per artisti di grande successo come Fergie, le Pussycat dolls e Britney Spears, che inserirà poi due brani come bonus track nell’album di successo “Circus”.
Sostenuta da un team di validi produttori, la giovane Gaga riesce nel frattempo a lavorare ai propri testi, alle sue musiche, preparando così il primo album di esordio, che prenderà poi il titolo di “The Fame”, una raccolta di pezzi che si ispirano prepotentemente alle riflessioni sulla notorietà, il successo e la vanità.
I testi sono diretti e di forte impatto, spesso equivoci almeno quanto i suoi video, dove poco spazio viene lasciato all’immaginazione e il tutto è anche il suo esatto contrario.
Ma Lady Gaga non è solo un progetto discografico, ma anche di stile, una intera carovana legata ai propositi della House of Gaga, che si concentrano, oltre che sulla musica, anche sulla creazione di capi d’abbigliamento (alcuni dei quali acquistabili direttamente dallo shop del sito ufficiale della cantante), scenografie dall’accentuato sapore dark e gotico, creazioni multimediali e una massiccia campagna pubblicitaria.
Dopo pochissimi mesi dal suo debutto, l’album “The Fame”, commercializzato in svariate versioni, riesce a vendere milioni di copie in tutto il mondo ed è subito un successo dopo l’altro.
Da “Just Dance” alla meno conosciuta “Eh, eh (Nothing else I can say), fino ad arrivare a Lovegame, il cui video scatena subito un vortice di polemiche e critiche scandalizzate per via di una serie di scene equivoche, per proseguire poi con l’ormai conosciutissimo tormentone estivo “Poker face”, il cui video fa praticamente il giro del mondo, riuscendo a suggerire a milioni di giovani uno stile alternativo e aggressivo, fatto di bustini in pelle e guanti borchiati.
L’enorme successo di “Poker Face” viene immediatamente raggiunto da quello di “Paparazzi”, altro singolo che riesce a scalare le classifiche di mezza Europa, brano come di consueto accompagnato da un video che fa subito scalpore per via di alcune scene parecchio cruente.
Ed è proprio grazie ai video che Miss Gaga riesce a diffondere, oltre ad una musica fatta di suoni che spaziano dal pop alla disco, uno stile particolarissimo che la incorona subito come la vera rivelazione dell’anno, oltre che come reginetta poliedrica e versatile del pop.
Il suo stile è inconfondibile, sempre nuovo ed originale, lei stessa disegna gran parte dei suoi costumi, gli stessi che indossa nei suoi concerti e nei video. Mini abitini in jeans e tulle, tessuti tempestati di lustrini e fiocchi, abiti increspati e trasparenze, il tutto accompagnato da un trucco estremo e da acconciature sempre nuove che le danno, ogni volta, un aspetto diverso, a tal punto da renderla quasi irriconoscibile da una esibizione all’altra.
Lady Gaga diviene così, in pochissimi mesi, una icona di stile per alcuni, la figlia del diavolo per altri. Come al solito, a fare scalpore sono più i suoi precedenti da spogliarellista che non i suoi passati scritti di filosofia e religione.
Dopo aver posato per alcune copertine e fotografi di gran fama, ora dentro una bara e con le labbra truccate in modo tale da farle apparire tumefatte, ora completamente nuda con un abito fatto interamente da finte bolle di sapone, Gaga e il suo staff non perdono tempo ed è il turno di “The Fame Monster”, il secondo album dell’impavida Gaga, pubblicato il 18 novembre di quest’anno.
L’album contiene otto brani che avrebbero dovuto costituire il re-release del primo album, “The Fame”, per l’appunto.
Il mondo intero viene nuovamente tormentato da un altro motivetto di facile memorizzazione, quello estratto da “Bad romance”, sulle cui note l’artista si è anche prestata per un cammeo per la nuovissima serie di “Gossip girl”, una performance del tutto musicale che contribuisce all’enorme successo del nuovo singolo.
E anche stavolta il brano riesce in pochissimo tempo a scalare le classifiche e a diventare anche la colonna sonora di una famosissima serie di spot per una compagnia telefonica, mentre il video si fa veicolo, ancora una volta, di uno stile tutto particolare e ricercato, dove la fanno da padrone tacchi improponibili e le ormai conosciute “Armadillo”, le impossibili scarpe di Alexander McQueen che hanno scatenato lo sciopero di decine di modelle, spaventate dal pericoloso tacco 30 su cui invece, l’indomabile Gaga, accenna addirittura qualche passo di danza.
I contenuti del disco vertono stavolta su un amore cattivo e quasi bestiale, la prospettiva data agli ideali romantici non è più quella di un sentimento ricambiato nella prospettiva di pregi e buoni propositi, bensì in virtù di una lunga lista di difetti, cattiverie, noncuranze.
Di particolare impatto, sia per il testo che per i suoni, oltre a “Bad romance”, dove ritorna in loop il tema delle vocali finali ripetute, anche “Alejandro”, in cui predomina ancora una volta il desiderio di equivocità dell’artista, “Dance in the dark”, dove Lady Gaga affronta il tema dell’insicurezza femminile -e non solo- tra le lenzuola, “Monster”, “Telephone”, la cui bellezza è decretata anche dalla particolare estensione e bellezza vocale della collega Beyonce e “So happy I could die”.
Come per le più belle tele o per i più grandi capolavori di letteratura, quasi ogni brano dell’artista è inconfondibilmente segnato da una sorta di firma vocale “Lady Gaga” e dalla ripetizione quasi maniacale di alcune sillabe, cosa che, certamente, riesce a far memorizzare con più facilità l’intera melodia del pezzo.
Intanto è partito anche il tour legato all’uscita di questo secondo successo discografico, il “Monster Tour Ball”, accompagnato da scenografie particolarissime, coreografie accattivanti e dagli immancabili costumini sexy della platinata Gaga, che riesce ogni volta a divertire e stupire il pubblico, senza scadere mai nell’ovvio e nel circuito del prevedibile.
E intanto, secondo alcune voci di corridoio, si inizia a parlare anche di una possibile partecipazione della nuova reginetta del pop a Sanremo, partecipazione che servirebbe di certo a togliere un po’ di polvere dal palco dell’Ariston, oltre che a far decollare gli ascolti.
L’ascesa costante di Lady Gaga (nomignolo di palese richiamo a “Radio Ga Ga” dei Queen”) sembra insomma destinata a continuare e possiamo solo augurarci che, dietro alla corazza fatta di abitini succinti e motivetti orecchiabili, il pubblico riesca a percepire il grande talento artistico di questa cantautrice che, tra le altre cose, si dichiara orgogliosa delle sue origini palermitane e tradizionalista al punto tale da preferire ancora un piatto di spaghetti ad un hot dog.
Lady GaGa… Ci piace!





















